Le ragioni della «vacanza formativa» proposta dal Mpv
16 agosto 2010 alle 19:24 | Pubblicato in Vitabruzzo | Lascia un commentoEtichette: Abruzzo, bioetica, diritto alla vita, formazione, giovani, life happening, mpv, Samek Lodovici, volontariato
Non solo nichilismo: i giovani che sanno dire sì. L’articolo sul Life Happening scritto da Giacomo Samek Lodovici su Avvenire del 11 Agosto 2010.
I nostri sono tempi di forti tentazioni nichiliste. E c’è un nichilismo che si manifesta specialmente in alcuni settori del mondo dei giovani: quelli senza motivazioni e senza ideali, frequentemente in cerca di sensazioni sempre più forti e di “sballo”, e che arrivano talvolta perfino ad assassinare “perché ci annoiavamo”. Perciò è, per contro, bello rimarcare che esistono realtà diverse, che dovrebbero fare notizia, mentre invece i media non ne parlano quasi mai: per esempio, nei giorni scorsi 140 persone, in stragrande maggioranza appunto giovani, sono convenute da 14 regioni italiane in Abruzzo dove, per una settimana, hanno soggiornato, a proprie spese, dedicando buona parte di queste loro giornate estive di vacanza (o di ferie, per chi lavora) non già solo al divertimento, o al riposo, o alla spiaggia (cose ottime, beninteso), bensì alla formazione culturale, seguendo conferenze e lezioni, partecipando a laboratori, a gruppi di confronto, vedendo e discutendo film serali tematici e così via. È ciò che accade da 27 anni, in un clima di costruttiva amicizia, al “Seminario estivo Quarenghi” del Movimento per la vita, che quest’anno si è svolto a Roseto degli Abruzzi, dove è stato intelligentemente pensato dagli organizzatori un programma fatto di incontri di riflessione antropologica, di psicologia, di etica, nonché di approfondimenti sull’amore e sulla comunicazione.
Ciò che spinge questi giovani a impegnare – in maniera tanto diversa da molti loro coetanei – una settimana delle loro vacanze in queste attività non è solo l’interesse per le tematiche trattate e non è in alcun modo un atteggiamento reattivo e difensivo nei confronti del “mondo”: dicono “no” all’aborto, alla fecondazione artificiale e all’eutanasia, sullo slancio di un radicale “sì alla vita e alla dignità umana”, cioè mossi dalla passione, dall’amore per la vita umana. Più precisamente (visto che non esiste la “vita”, bensì l’essere vivente), perché sono motivati dall’amore per ogni essere umano, specialmente indifeso e/o malato, la cui preziosità è incommensurabile e inviolabile per l’intero arco della vita (che inizia col concepimento e termina con la morte biologica), sorretti da una passione che coniuga l’attività culturale con l’aiuto fattivo e concreto: come a Roseto, in connessione con il seminario, sono state aiutate alcune mamme messe in grave difficoltà dal terremoto dell’Aquila, così, in generale, il Movimento per la vita è collegato ai Centri di aiuto alla vita (attualmente 315), che sostengono ogni anno, sia psicologicamente sia economicamente, decine di migliaia di donne in difficoltà, accogliendole e trasformando situazioni drammatiche e di solitudine in storie di condivisione, speranza, fiducia ed apertura alla vita: a partire dal 1975 sono stati così salvati in Italia dall’aborto circa 110 mila bambini.
Ora, questa passione per l’umano può avere radici sia non confessionali-laiche, sia religiose, in particolare cristiane. Laiche, perché (è importante evidenziarlo) anche chi non aderisce a una religione può cogliere con la ragione la straordinaria preziosità della persona e dunque spendersi egregiamente per difenderla, come dimostrano alcuni non credenti (per esempio Giuliano Ferrara). Cristiane, perché l’umanesimo cristiano, che rinforza e sottolinea la comprensione della dignità dell’uomo e alimenta grandemente l’amore per la giustizia, può dare quello slancio che anima molti dei giovani convenuti a Roseto: “In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt, 25,40).
Eutanasia e amore: relazione e opposizione?
11 agosto 2009 alle 17:42 | Pubblicato in Vitabruzzo | Lascia un commentoEtichette: bioetica, Concorso Europeo, crisafulli, diritto alla vita, eluana englaro, eutanasia, fine vita, giovani, life happening, mpv, Samek Lodovici, Testamento biologico, vittoria quarenghi
Un altro intervento del L. H. Quarenghi G. Samek Lodovici, dottore di ricerca in filosofia all’Università Cattolica di Milano e docente nei Licei, ha parlato di:”Eutanasia e amore, relazione o opposizione”? Il pensiero del professore può essere ripercorso attraverso alcune domande ideali. Trovate gli appunti integrali della relazione del prof. Samek Lodovici, insieme a tutti gli interventi, nell’area formazione del nostro blog.
Che cosa vuol dire eutanasia?
La parola viene dal greco e significa “buona morte”. In realtà, al di fuori della prospettiva cristiana la morte non è mai buona. Anzi è il segno più drammatico e doloroso della condizione umana. Perciò nella prospettiva libertaria e radicaleggiante di quanti domandano la legalizzazione dell’eutanasia la parola fa parte del vocabolario dell’antilingua. Essa vorrebbe gabellare per cosa buona l’omicidio, così come la sigla Ivg (aborto procurato), vuol far dimenticare lo smembramento di un bambino e l’espressione “clonazione terapeutica” vuol far credere che sia un procedimento terapeutico l’uccisione di molti embrioni generati in provetta. Inizialmente la parola eutanasia veniva utilizzata per indicare l’uccisione di bambini deformi, per malati mentali, e anche degli anziani come tali. In senso più ristretto, che è poi quello che fanno riferimento le leggi, per eutanasia può intendersi “l’uccisione indolore, direttamente voluta e medicalmente attuata in malati ritenuti destinati a una vita irrecuperabilmente inutile e sofferente”.
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